Dinastia scientifica e riconoscimenti
Mio nonno — Ilmnur Mindijarov (1888–1974)
Mio nonno Ilmnur Mindijarov (1888–1974, padre di mia madre, Anfisa Gilemnurova) fu contemporaneo di epoche difficili. Percorse la strada che va dall'antico ordine dell'Impero russo fino alla Samarcanda sovietica, custodendo in sé la fede e la luce del sapere.
Fu un vero illuminatore e un costruttore. Attraverso gli anni delle repressioni e delle prove portò con sé la cosa più preziosa: la luce del sapere (Ilm) e la purezza dell'anima (Nur).
Negli anni delle repressioni (1938), dal villaggio natale di Iškarovo, in Baschiria, portò nella terra di Samarcanda non il rancore, ma la volontà di costruire. Portò con sé il sapere e la cultura.
Era un uomo alto e di grande erudizione, padroneggiava perfettamente l'arabo e interpretava il Corano. Insegnava a leggere e a scrivere, era un mufassir, possedeva una profonda conoscenza della lingua araba e insegnava a pronunciare correttamente il testo arabo. Donava calore e apriva finestre sul mondo a chiunque desiderasse imparare.
Non si limitava a trasmettere il sapere: temprava il carattere, preparandoci a grandi vette e a grandi vittorie.
Il suo nome è ora il nostro motto. La sua vita è il nostro esempio. Facciamo la storia con la nostra mente, come egli ci ha lasciato in eredità.
Mia madre
Ciò che ho raggiunto... Sono grato a mio zio Fanis e al mio Angelo, alla mia amata, impareggiabile Mamma Anfisa... Tutto il resto della mia vita, le nuove invenzioni e i nuovi traguardi li dedico alla memoria dei miei cari, che mi furono devoti con abnegazione…
Mia madre, Anfisa Gilemnurova, nacque il 17.12.1933 nel villaggio di Iškarovo (Baschiria), in una nota famiglia baschira. Frequentò 8 classi della scuola baschira. Suo padre (mio nonno) si chiamava Ilmnur (Gylymnur in baschiro), sua madre Mavtucha. Il nonno era della stirpe degli Iškarov, la nonna della stirpe dei Sultanov.
Un po' di storia: il fondatore del villaggio di Iškar fu un nobile della Baschiria, Iškar Arslanov. Il figlio di Iškar fu Kul'met Iškarin (circa 1720-1800). I figli di Kul'met: Muchamedrachim, Muchamedšarif, MuchamedSadyk e Amir. Mindijar (1850-). I figli di Mindijar, i Mindijarov: Safuan, Lutfulla, Šarifulla, Chajrulla, Muchamednur, Gylymnur (Ilmnur, mio nonno) …
C'era anche la celebre stirpe dei Sultanov, che il popolo chiamava spesso «governatori» per il loro enorme potere.
Mia nonna Mavtucha (il nome, che significa «aperta», era diffuso nell'ambiente baschiro dei secoli XVIII-XIX) proveniva da questa celebre stirpe.
Nel 1938 mio nonno Ilmnur Mindijarov fu colpito dalla repressione e deportato dal villaggio natale di Iškarovo nelle terre di Samarcanda. Mia madre rimase nel villaggio insieme ai fratelli. Solo nel 1947, dopo aver terminato 8 classi della scuola baschira, mia madre raggiunse con i fratelli minori il padre nel villaggio di «Mitan» (regione di Samarcanda), dove terminò la scuola secondaria uzbeka.
Quando andavo nel villaggio di Iškarovo, le persone anziane che avevano visto mia madre già nel 1946–1947 raccontavano: «Era così bella e intelligente che imitavamo la sua bellezza».
My memory
Without you this life is only a dream to me,
It is you, my tender miracle.
The endless wisdom of your eyes
And your voice that I hear everywhere.
I look at the stars in the silence,
Believing: there, in the serene expanse,
Together with the angels, as their equal,
You carry away earthly grief.
My thoughts and dreams are of you,
And in the quiet my eyes softly weep.
Our kind fairy tale will bring
Us back to those warm shores.
I will press your palm to my heart,
Feeling the dear, familiar warmth,
And through tears I will embrace you:
“We have come back, the time has come!”
You will be the most beautiful dream,
The sweetest that memory keeps.
Even in the other, unearthly world,
Your image heals me in an instant.
I pray to God — to Allah —
For just this one meeting for us,
To say once again: “I love you, Mama,”
So that the light in my heart never fades.
…My mother, Anfisa Gilemnurova,
was my temple of love,
tenderness, inspiration.
How I miss you and
how I long for you…
My dear, one and only,
wise, beloved…
Your grandchildren have grown up...
La storia della nostra stirpe: da un valoroso colonnello a saggi maestri
Miei cari nipoti! Voglio che conosciate la storia della nostra grande famiglia. La nostra stirpe, per parte di mia madre (Anfisa Gilemnurova), ha inizio in Baschiria, nel bel villaggio di Iškarovo. Sapete che questo villaggio porta il nome di un nostro antenato diretto? Si chiamava Iškar Arslanov. Più di 250 anni fa era un vero colonnello baschiro, un capo e un compagno d'armi di Emel'jan Pugačëv. Combatté per la libertà del suo popolo.
Quando la rivolta si spense, Iškar diede prova di saggezza: si presentò di sua volontà ai generali, riuscì a proteggere la propria famiglia e a conservare quelle terre. Nel 1795 in tutto il villaggio c'erano soltanto 10 case, e vi abitavano solo i nostri parenti! Il cognome «Mindijarov», che porta la famiglia di mia madre, deriva dal nome del figlio di un trisnipote del colonnello, Mindijar. La nostra linea genealogica è salda e attraversa i secoli: da Iškar a Kul'met, poi al suo trisnipote Mindijar e, infine, al figlio di Mindijar, mio nonno Gylymnur.
Mio nonno Gilemnur e mia nonna Mavtucha (il suo nome si traduce splendidamente come «anima aperta») erano persone straordinarie. Erano illuminatori: portavano alla gente l'istruzione, la cultura e il bene. Nel difficile 1938 cominciarono le persecuzioni, e il nonno dovette lasciare la natia Baschiria per la lontana Samarcanda. Ma la cosa più importante è che nel suo cuore portò nella nuova terra non la cattiveria o il rancore, ma la volontà di costruire, l'amore per il lavoro e un immenso sapere.
La vostra bisnonna Anfisa studiò proprio in quella scuola baschira di Iškarovo e la terminò nel 1947. Fino alla fine del 2025, nel vicino villaggio di Gremučij Ključ, visse sua cugina, nonna Il'giza (1936–2025). Ricordate le vostre radici, siate orgogliosi dei vostri antenati e siate costruttori come lo furono loro.
My family tree
Where faith, will and science meet: the chronicle of our family
The united genealogical chart (shezhere)
Brothers and sisters: Uktam, Erkin, Tulkin, Gulchehra, Gulsara, Gulbakhor
I. The paternal wing: the history and fates of the Usman Khoja brothers
On the paternal side the family traces its descent to the noble Banu Hashim clan of the Quraysh tribe — to Hazrat Ali ibn Abi Talib himself, the fourth Rightly Guided Caliph and son-in-law of the Prophet Muhammad. In Central Asia the descendants of this branch are traditionally honoured as members of the Khoja estate (khojalar).
- Imam Ishaq Khoja (Ishaq Bab): A direct descendant of Hazrat Ali and an outstanding missionary. His line of succession laid the stronghold of literacy and enlightenment in the Karakul oasis of the Emirate of Bukhara.
- Ikrom Khoja: A venerable keeper of the family’s traditions in Karakul at the turn of the 19th and 20th centuries.
- Grandfather — Usman Khoja, son of Ikrom Khoja (1880s – 1924): A man of legendary will. At the age of 16 he walked from Karakul to Karmana completely barefoot, promising to achieve everything by his own mind. He became the largest landowner (400 tanobs of land) and a patron — he gave work to dozens of people and had them educated free of charge. In 1924 he was brutally killed by basmachi while defending his home (its inner and outer courtyards, ichki and tashqi hovli) and refusing to hand over his horses and gold.
The fates of Usman Khoja’s children (the brothers of Iso Khoja):
The tragedy of 1924 left the large family without its head, yet Usman Khoja’s sons (Malik, Kambar, Rajab) showed unity and courage and preserved the family through the hardest years of Soviet repressions and collectivization:
- Malik Khoja (1900–1970): The eldest son. His children: Mayram, Mastura, Mabub, Bakhshillo. Mayram’s children: Ramazon and Akhtam; Mastura’s children: Mukhammad, Bakhodir, Lola and Dilmurod; Mabub’s children: Odil, Olim, Ilkhom and Dildora; Bakhshillo’s children: Khasan, Khusan and Takhir.
- Kambar Khoja: Named after the loyal companion of Hazrat Ali. His children: Sadulla and Robiya. Robiya’s children: Rokiya (her children are Gulamdon, Azamat, Dzhamilya, Yashin and Lochin), Roziya and Kamol. Kamol’s children: Otabek, Sanobar, Feruza and Sherali; Otabek’s children: Guzal, Amirbek and Asilbek; Sherali’s children: Munisa, Rakhmatullo, Kamolzhon and Robiya.
- Mukhtor Khoja: A worthy member of the family. His son: Ozod.
- Rajab Khoja: He left behind a large, far-reaching branch. His son is Sharof Khoja (the father of Shakhzoda and Lutfullo; Lutfullo’s children are Umid and Laziz). His other sons: Bobojon and Shavkat.
- Zikrillo Khoja: His name, which carries the deep Sufi tradition of the remembrance of God, became an important part of the brothers’ shared spiritual core. His daughter: Muborak; her children are Ibrahim (whose son is Bakhodir Zhuraev) and Makhmud.
- Lukmon Khoja (an adopted son who became one of their own): The son of a destitute widow whom Usman Khoja took into his care, saving her from poverty. Grandfather erased the difference between born and adopted children: he gave Lukmon the status of a khoja and raised him on an equal footing with everyone. His worthy son: Khidoyat (“the Right Path”).
- Father — Iso Khoja (Iso Usmanov) (1922 – 2013): The youngest son of Usman Khoja (by his fourth wife). He went through the hell of the Great Patriotic War on the front line of the 1st Ukrainian Front. Gravely wounded, he was saved and nursed back to health in a potato pit by a Ukrainian woman, Grandma Nadezhda, who risked the lives of her own family. He passed away at the age of 91, leaving his sons the precept of the “golden mean”: rejecting the party fanaticism of the CPSU and religious radicalism in favour of freedom of the mind.
II. The maternal wing: the “Light of Knowledge” of Ilmnur Mindiyarov
The maternal line brought into the family refined intellectual erudition and academic steadfastness.
- Founder of the line — Ishkar Arslanov: A nobleman of Bashkiria and the founder of the village of Ishkarovo. According to the 4th revision of 1782 and the 5th revision of 1795 (tax censuses of the Russian Empire), during Pugachev’s Rebellion of 1773–1775 he was already about 73–75 years old, and in 1783, at over 80, he was still a serving volost starshina (district elder). A volost starshina was responsible for collecting taxes, keeping order, enforcing the law and judicial functions in the territory under his authority. When I was very small, my grandfather Ilmnur and my mother told me: Ishkar is our forefather, and his name means “goddess of love”. His son was Kulmet Ishkarin (c. 1720 – 1800), from whom several branches of families well known in the district descend: the Mukhametrakhimovs, Sharipovs, Mindiyarovs and others. Kulmet’s children were Mukhamedrakhim, Mukhamedsharif, MukhamedSadyk and Amir.
- The direct line from Kulmet to Mindiyar: Amir Kulmetov was Kulmet’s son. His son was Mukhametamin Amirov (born c. 1787), an ukaz-appointed azanchi (muezzin). His son was Valiakhmet Mukhametaminev (born c. 1817), an ukaz-appointed imam of the cathedral mosque. His son was Mindiyar Valiakhmetov.
- Mindiyar Valiakhmetov (b. 1850): The great-great-great-grandson of Ishkar Arslanov, an ukaz-appointed azanchi. The Mindiyarov surname comes from him. His children: Safuan, Lutfulla, Sharifulla, Khairulla, Mukhamednur, Gylymnur (Ilmnur). Mukhamednur’s daughter was Ilgiza (1936–2025), my mother’s cousin.
- Maternal grandfather — Ilmnur (Gylymnur in Bashkir) Mindiyarov (1888 – 1974): A Bashkir intellectual whose name literally translates as “Light of Knowledge”. In the tragic year of 1938, fleeing Stalin’s repressions, he left his native village of Ishkarovo in Bashkiria and resettled on Samarkand land. He had a unique intellect, an impeccable command of Arabic and was a recognised mufassir — an interpreter of the sacred meanings of the Quran — teaching people to read and write to the end of his days.
- Maternal grandmother — Mavtukha: She came from the famous Sultanov family, whom the people often called “governors” because of their enormous power. The name Mavtukha (translated as “open”) was popular in the Bashkir community in the 18th–19th centuries.
- Mother — Anfisa Gilemnurova (Usmanova) (17.12.1933 – 21.12.1998): She was born in the village of Ishkarovo (Bashkiria) into a well-known Bashkir family and completed 8 grades of the Bashkir school. A woman of exceptional inner culture who lovingly passed on to her children a love of books and respect for work and fundamental knowledge.
III. The present and the future: the scientific dynasty of Rustamzhon Usmanov
All the qualities of the great ancestors — the creative spirit of Usman Khoja, the wise “middle path” of Iso Khoja and the “Light of Knowledge” of grandfather Ilmnur — were fully embodied in the eldest son, Rustamzhon Usmanov. A graduate of Moscow State University, a distinguished scientist in applied mathematics and mechanics and laureate of the State Prize of the Republic of Uzbekistan of the first degree, he has devoted his life to leading people out of ignorance towards the light of science. Symbolically, he dedicated the name of his scientific brand, IlmNur, directly to the memory of his beloved grandfather Ilmnur Mindiyarov, uniting the heritage of both branches under this name.
Today this great tree continues to grow and grow stronger through the children and grandchildren of Rustamzhon Usmanov:
- Brothers and sisters: Uktam, Erkin, Tulkin, Gulchehra, Gulsara, Gulbakhor.
- Rustamzhon’s children: Gayrat, Nilufar, Mukhayyo.
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Grandchildren (the fifth generation from Usman Khoja and Ilmnur Mindiyarov)
- Gayrat’s line: Madina, ALISHER (who continues the direct male line).
- Nilufar’s line: Nargis, Muattar.
- Mukhayyo’s line: AMIRSHAH (who continues the male line), Yasmina.
The history of our dynasty proves it: wealth can be taken away and houses can be destroyed, but the genetic code of enlightenment, honour and knowledge laid down by great ancestors cannot be destroyed. It lives on in the future.
Attraverso il dolore, il silenzio e le umiliazioni: la storia della forza d'animo di mia madre Anfisa e di mio nonno Ilmnur Mindijarov
La storia della nostra famiglia è una ferita che non si rimargina, lasciata dai duri anni della repressione. È il racconto di come la spietata epoca staliniana spezzasse i destini umani, e del prezzo smisurato e terribile che dovettero pagare mia madre, i suoi figli e tutti i nostri parenti.
Tutto ebbe inizio quando mio nonno, Ilmnur Mindijarov, fu colpito dalla repressione e deportato nel villaggio di Mitan, nella regione di Samarcanda.
In quegli anni il marchio di «nemico del popolo» trasformava in un attimo un uomo rispettato in un reietto, privando la sua famiglia di diritti e di protezione. Da quando fu colpito dalla repressione, per i suoi cari cominciò un vero inferno.
Mia madre portò sulle proprie spalle tutto il peso di quel tempo disumano. Ma il colpo più doloroso per lei fu la crudeltà umana che dovettero affrontare nel nuovo luogo. Avvelenati dalla propaganda, induriti dalla miseria, alcuni bambini e adulti del posto sfogavano la loro rabbia sugli indifesi deportati.
Io allora ero molto piccolo e ricordo come i bambini del vicinato ci prendevano in giro e ci chiamavano «tatari» nel modo più cattivo e umiliante. Mia madre, Anfisa Gilemnurova, era lì accanto. Sentiva tutto.
Ogni parola cattiva scagliata contro i suoi bambini la feriva dritto al cuore. Ma non poteva gridare in risposta, non poteva difenderci apertamente in un villaggio estraneo e ostile. Taceva. Tutta quella bruciante offesa, l'ingiustizia e la paura per il nostro futuro, le teneva dentro di sé con rassegnazione, senza dire una parola a nessuno, per non moltiplicare la sventura.
Quel silenzio durato tanti anni, che lacerava l'anima, non passò senza lasciare traccia. Il dolore represso e il sentirsi indifesa minarono la sua salute. Alla fine l'organismo della mamma non resse a quello stress enorme: si ammalò di una malattia grave e incurabile, il morbo di Werlhof. Il suo sangue, il suo corpo piangevano letteralmente le lacrime mai versate e l'ingiustizia subita a Mitan.
La sua famiglia, i suoi figli venivano scherniti soltanto perché erano coloni speciali, e questo trauma è rimasto con noi per sempre. Ma, pur spegnendosi a causa della malattia, mia madre non si spezzò. Conservò in sé l'umanità, la dignità e un amore senza confini. Sacrificò la sua salute e la sua vita, prendendo su di sé tutto il colpo, per proteggerci. Questo testo è un omaggio alla memoria di mio nonno Ilmnur Mindijarov, della mia cara mamma e di tutti i nostri parenti. Le loro sofferenze non devono essere dimenticate. Ricordiamo il loro dolore, ci inchiniamo davanti alla santa e silenziosa impresa della mamma, e questo ricordo resterà con noi per sempre.
Storia di un salvataggio
In memoria di mio padre, Iso Usmanov, combattente al fronte nella Grande guerra patriottica, e della sua salvatrice, Nonna Nadja
Ogni famiglia che ha attraversato la Grande guerra patriottica ha la propria memoria. Ma nella nostra famiglia questa memoria è particolare: è intessuta delle lacrime amare della perdita, di un coraggio incredibile e di una grande misericordia materna, che si rivelò più forte della guerra e dell'odio tra i popoli.
Negli anni terribili della guerra la nostra famiglia subì una perdita irreparabile. Tre fratelli di mio padre furono brutalmente uccisi dai banderisti. Accadde nel periodo più sanguinoso e crudele dello scontro, nel 1944–1945. Per la nostra famiglia questa tragedia è rimasta una ferita che non si è mai rimarginata. Ma nello stesso momento, su quella stessa terra ucraina bruciata dalla guerra, avvenne un vero miracolo. Mio padre sopravvisse. E sopravvisse grazie a colei che ancora oggi ricordiamo con commozione e con lacrime di gratitudine: una semplice donna ucraina che si chiamava Nonna Nadja (Nadežda).
Mio padre, Iso Usmanov (figlio di Usman, nipote di Ikrom), uzbeko di nazionalità, si trovò nel cuore stesso di quella spietata guerra partigiana nell'Ucraina occidentale. Combatté valorosamente in prima linea nelle file del leggendario 1º Fronte ucraino, al comando del maresciallo Ivan Stepanovič Konev. Durante i durissimi combattimenti del 1944–1945 Iso fu gravemente ferito e sembrava destinato a morire.
Ma l'impavida Nonna Nadja lo nascose proprio ai margini del villaggio. Celò il soldato uzbeko ferito in una fossa chiusa, dove di solito si conservavano le patate e le provviste. Il rischio era mortale: se i banderisti o i reparti punitivi avessero scoperto che nascondeva un combattente dell'Armata Rossa, lei e tutta la sua famiglia sarebbero andati incontro a un'esecuzione inevitabile e crudele.
Ogni giorno, rischiando la propria vita, scendeva in quella fredda fossa di terra, medicava le ferite del giovane Iso e lo curava, dandogli da bere latte di capra caldo, l'unica medicina disponibile in quei giorni terribili. Mio padre ricordava come spesso piangesse su di lui e dicesse nella sua lingua madre: «Anch'io ho tre figli… Anche loro sono da qualche parte laggiù, come te, forse feriti…»
Nel suo cuore di madre non c'era distinzione tra «i nostri» e «gli estranei». Salvando il figlio uzbeko di un'altra madre, Nadežda pregava Dio che qualcuno, allo stesso modo, salvasse e risparmiasse i suoi figli. Purtroppo la guerra fu spietata con la sua famiglia già colma di dolore: due dei suoi figli caddero al fronte, e il terzo tornò, ma con la salute rovinata, e morì quasi subito dopo la guerra. Mio padre, Iso Usmanov, divenne per lei proprio quel figlio che era riuscita a strappare dagli artigli della morte.
Rimanendo in quella fossa e parlando per lunghi giorni con la sua salvatrice, mio padre non si limitava ad ascoltarla: ne assorbiva la lingua con tutto il cuore. Uzbeko di nazionalità, che conosceva perfettamente il russo, imparò alla perfezione l'ucraino. Quella lingua divenne per lui non solo un mezzo di comunicazione, ma la lingua della sua seconda nascita.
Passarono decenni. La storia sembrava ormai appartenere al passato, ma la memoria dell'impresa di una semplice donna ucraina e del coraggio di un soldato sovietico continuava a vivere nella nostra famiglia, in Uzbekistan. La giustizia trionfò dopo lunghi 59 anni.
Nel 2004 giunse ufficialmente nella nostra città di Navoi l'Ambasciatore straordinario e plenipotenziario dell'Ucraina nella Repubblica dell'Uzbekistan. A nome del Presidente Leonid Kučma, a nostro padre, il veterano Iso Usmanov, fu consegnata solennemente un'onorificenza di Stato: la medaglia commemorativa «60 anni della liberazione dell'Ucraina dagli invasori fascisti».
Questa alta onorificenza sul petto di Iso Usmanov divenne un sacro monumento a entrambi. Nel metallo di quella medaglia si fusero per sempre il valore del soldato del maresciallo Konev, la grande misericordia di Nonna Nadja e la memoria eterna dei suoi figli caduti da eroi. Quella medaglia confermò che la loro comune verità e la loro umanità avevano vinto l'oblio.
Il giorno della consegna accadde qualcosa che colpì nel profondo l'intera missione diplomatica. Mio padre, l'anziano uzbeko Iso Usmanov, dopo quasi 60 anni si rivolse all'ambasciatore in un ucraino purissimo e impeccabile. Non aveva dimenticato una sola parola, una sola intonazione. Quella lingua era rimasta con lui come un sacro tributo alla memoria, come eterna gratitudine a Nonna Nadja, che gli aveva donato la vita.
Nel nostro archivio di famiglia conserviamo con cura una fotografia di quel giorno memorabile a Navoi. Quella foto e la medaglia stessa sono il nostro tesoro più prezioso. Dimostrano che anche nei tempi più bui l'umanità, la bontà e la fedeltà vincono qualsiasi crudeltà. La medaglia di un soldato che combatté agli ordini del maresciallo Konev e la grande impresa di Nonna Nadja resteranno per sempre nella memoria della nostra stirpe.
I miei maestri
Sui miei maestri.
I miei relatori e consulenti scientifici nel campo della meccanica dei fluidi, dei gas e del plasma sono gli scienziati di fama mondiale Ch.A. Rachmatulin e R.I. Nigmatulin.
Sotto la loro guida ho svolto la tesi di candidato in scienze (1987) e quella di dottore in scienze (2015). Il lavoro è stato condotto presso la cattedra di dinamica delle onde e dei gas dell'Università statale di Mosca M.V. Lomonosov. La ricerca e la parte scientifica applicata sono state portate avanti in stretto collegamento con il Kombinat minerario-metallurgico di Navoi (NMMC) in Uzbekistan.
Sotto la guida dei miei maestri è stata creata una base unica nel campo della meccanica dei mezzi multifase. Sono state sviluppate formule e metodi numerici che descrivono il comportamento di liquidi, gas e calore all'interno dei corpi minerari geologici porosi.
I modelli fondamentali hanno consentito di prevedere con precisione la dinamica della propagazione delle soluzioni. Ciò è divenuto la base di una tecnologia integrata, altamente efficiente ed ecologicamente sicura, per l'estrazione e la lavorazione dell'uranio e dei metalli rari, delle terre rare e preziosi negli impianti dell'NMMC.
I calcoli matematici hanno aiutato a progettare nuovi processi tecnologici per l'estrazione dell'oro da materie prime complesse e difficili da trattare e da rifiuti tecnogenici.
P.S. Esprimo una gratitudine particolare ai miei genitori — alla mia amata e impareggiabile mamma Anfisa Gilemnurova e a mio padre Iso Usmanov — per il loro sostegno infinito e la loro fiducia in me.
Un grazie di cuore a mio zio Fanis Mindijarov e al mio caro nonno Ilmnur Mindijarov per i saggi consigli, le premure e una spalla sicura sempre al mio fianco.
Desidero inoltre esprimere una speciale riconoscenza ai miei stimati docenti dell'Università Statale di Samarcanda — A.Sh. Sharapov e Ch.T. Turaev — per le conoscenze trasmesse, la pazienza e l'alta professionalità, che sono diventate un importante punto di riferimento nel mio cammino.